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AI Act: dal 2 agosto nuovi obblighi anche per le farmacie

Con l’entrata in vigore delle disposizioni sulla trasparenza prende forma il nuovo quadro europeo sull’intelligenza artificiale. Ecco cosa devono sapere le farmacie per usare questi strumenti in modo conforme.

L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia riservata alle grandi aziende o agli specialisti. È entrata nella quotidianità delle farmacie: c’è chi la usa per preparare una comunicazione ai clienti, chi per sintetizzare un documento, chi per riformulare un testo per il sito o i social, chi per elaborare procedure interne. In molti casi, poi, funzioni di IA sono già integrate nei software di produttività di ogni giorno, spesso senza che ce ne accorgiamo.

L’innovazione offre vantaggi evidenti in termini di efficienza, ma porta con sé nuove responsabilità giuridiche.

Con il Regolamento (UE) 2024/1689, noto come AI Act, l’Unione europea ha introdotto la prima disciplina organica sull’intelligenza artificiale. Dopo i primi obblighi entrati in vigore nel febbraio 2025 — in particolare quelli sulla formazione del personale — dal 2 agosto 2026 il Regolamento è entrato nella fase di applicazione generale: diventa applicabile un ulteriore gruppo di disposizioni e diventano pienamente operativi il sistema di governance e l’apparato sanzionatorio, con le autorità nazionali competenti chiamate a vigilare. Un passaggio destinato a incidere anche sull’attività delle farmacie.

AI Act: dal 2 agosto nuovi obblighi anche per le farmacie

L’AI Act riguarda anche le farmacie

Uno dei fraintendimenti più diffusi è pensare che il Regolamento riguardi solo chi sviluppa sistemi di intelligenza artificiale. Non è così.

L’AI Act disciplina non solo i fornitori (provider), ma anche gli utilizzatori (deployer), cioè chiunque impieghi sistemi di IA nell’ambito della propria attività professionale. Una farmacia può quindi essere soggetta agli obblighi del Regolamento pur senza sviluppare alcun software: è sufficiente usare strumenti di IA per il lavoro quotidiano.

La disciplina varia in base al livello di rischio del sistema. Nella maggior parte dei casi le farmacie usano applicazioni a rischio minimo o limitato; questo, però, non le esonera da ogni obbligo.

Il primo obbligo: formare il personale

Tra le disposizioni già in vigore ha particolare rilievo l’articolo 4, che introduce il principio della cosiddetta AI literacy. In sostanza, chi utilizza sistemi di IA deve adottare misure perché il proprio personale abbia un’adeguata conoscenza dello strumento impiegato.

Non si tratta di trasformare farmacisti e collaboratori in informatici, ma di garantire che comprendano almeno:

  • quali strumenti di IA sono effettivamente in uso in farmacia (una vera e propria mappatura, comprese le funzioni già integrate nei software gestionali e di produttività);
  • per quali casi d’uso vengono impiegati e quali, invece, andrebbero evitati;
  • quali sono i limiti dell’intelligenza artificiale;
  • quali dati possono essere inseriti e quali vanno trattati con particolare cautela;
  • come sono configurate le impostazioni dello strumento, in particolare se i dati inseriti vengono riutilizzati per l’addestramento automatico dei modelli;
  • quando l’intervento e la verifica umana sono indispensabili.

Proprio le impostazioni sono un punto spesso trascurato: molti strumenti, nella configurazione predefinita, utilizzano i contenuti inseriti dagli utenti per addestrare i propri modelli. In un contesto in cui si maneggiano dati sanitari, verificare e, se necessario, disattivare questa opzione non è un dettaglio tecnico ma una misura di tutela.

L’articolo 4 non prevede un format obbligatorio né sanzioni dirette: chiede “misure adeguate”. Data la complessità tecnica e giuridica del tema, è però consigliabile affidarsi a percorsi di formazione qualificata, erogati da enti professionali specializzati e con rilascio di attestato: oltre ad accrescere realmente le competenze, l’attestato aiuta a documentare l’attività formativa e a dimostrare, se necessario, di aver adottato misure organizzative idonee.

Dal 2 agosto 2026 gli obblighi di trasparenza

La novità più rilevante riguarda però il 2 agosto 2026, data da cui si applicano le disposizioni dell’articolo 50, dedicate agli obblighi di trasparenza. L’obiettivo è semplice: evitare che i cittadini interagiscano con sistemi di IA senza saperlo.

Per una farmacia il tema diventa concreto, ad esempio, quando si adotta:

  • un chatbot sul sito internet;
  • un assistente virtuale su WhatsApp o altri canali di messaggistica;
  • un sistema automatico di risposta alle richieste dei clienti.

In questi casi l’utente deve essere informato in modo chiaro che sta interagendo con un sistema di intelligenza artificiale e non con una persona. Chi pubblica contenuti generati con l’IA deve inoltre tenere presente l’obbligo di marcatura del materiale come artificiale; per i sistemi già sul mercato prima del 2 agosto 2026 questo specifico adempimento tecnico scatta dal 2 dicembre 2026.

Un dettaglio importante, vista la confusione di questi mesi: nel 2026 è stato approvato il cosiddetto Digital Omnibus, che ha rinviato l’applicazione di diversi obblighi sui sistemi ad alto rischio. Gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50, però, non sono stati posticipati: la scadenza del 2 agosto 2026 è rimasta ferma. A luglio 2026 la Commissione europea ha anche pubblicato le linee guida applicative sull’articolo 50, utile riferimento operativo.

Da non sottovalutare, infine, il profilo sanzionatorio: la violazione degli obblighi di trasparenza può comportare sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo.

Il vero nodo: AI Act, GDPR e dati sanitari

Per una farmacia l’intelligenza artificiale non può essere affrontata guardando solo all’AI Act. La criticità più seria nasce dall’intreccio tra AI Act, GDPR e normativa sanitaria.

La farmacia tratta ogni giorno dati appartenenti alle categorie particolari dell’articolo 9 del GDPR: stato di salute, prescrizioni, terapie, esenzioni, dispositivi medici. Dati che richiedono un livello di tutela particolarmente elevato. L’IA diventa allora uno strumento utilissimo, ma delicato.

Si pensi al farmacista che incolla in un sistema di IA la mail di un paziente per ottenere una risposta meglio formulata. O al collaboratore che carica una prescrizione per farsi spiegare la terapia. O ancora agli strumenti integrati nella suite aziendale usati su documenti che contengono dati dei clienti. In tutti questi casi il problema non è la qualità della risposta, ma il trattamento dei dati personali e il modo in cui vengono condivisi con il sistema.

Cinque errori da evitare

  • inserire nei sistemi di IA dati identificativi dei pazienti senza valutarne le implicazioni privacy;
  • caricare prescrizioni, referti o documentazione sanitaria per ottenere riassunti o spiegazioni;
  • pubblicare contenuti generati dall’IA senza un’attenta verifica professionale;
  • usare chatbot o assistenti virtuali senza informare chiaramente gli utenti della loro natura;
  • far usare al personale strumenti di IA senza alcuna policy interna o formazione.

Come organizzarsi

L’obiettivo non è vietare l’IA. Al contrario: è un’opportunità concreta di efficienza, purché governata con misure organizzative adeguate. Ogni farmacia dovrebbe valutare di:

  • mappare gli strumenti di IA effettivamente utilizzati e i relativi casi d’uso;
  • verificare le impostazioni di ciascuno strumento, a partire dall’eventuale addestramento automatico sui dati inseriti;
  • adottare una policy interna che ne disciplini modalità e limiti;
  • formare periodicamente il personale con percorsi qualificati e attestato rilasciato da enti professionali specializzati;
  • verificare gli impatti sul trattamento dei dati personali;
  • disciplinare l’uso di chatbot o altri sistemi automatici a contatto con il pubblico;
  • documentare le misure adottate ai fini della compliance.

Un’opportunità da cogliere con consapevolezza

L’intelligenza artificiale è destinata a incidere anche sull’organizzazione delle farmacie. L’AI Act non vuole frenarne lo sviluppo, ma promuoverne un uso affidabile, trasparente e rispettoso dei diritti delle persone.

Per chi gestisce una farmacia il messaggio è chiaro: l’innovazione è un’opportunità, ma richiede una governance consapevole. La conformità non passa solo dal rispetto delle nuove regole europee, ma anche da procedure interne, formazione del personale e attenta gestione dei dati trattati ogni giorno. In un settore dove tecnologia e salute si incontrano di continuo, la sfida non sarà decidere se usare l’IA, ma come farlo in modo corretto, sicuro e conforme.

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