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Buoni pasto agli amministratori senza compenso – Sono davvero esenti da tassazione?

Negli ultimi anni, l’uso dei buoni pasto si è diffuso ben oltre i tradizionali rapporti di lavoro dipendente, arrivando a coinvolgere anche amministratori e collaboratori. Ma cosa succede nel caso particolare degli amministratori di società di persone che non percepiscono compenso?

La questione è controversa, perché il trattamento fiscale non è del tutto pacifico. Facciamo chiarezza.

Buoni pasto agli amministratori senza compenso – Sono davvero esenti da tassazione?

Cos’è il buono pasto e perché è agevolato

Il buono pasto è una prestazione sostitutiva di vitto, che il legislatore ha escluso – entro certi limiti – dalla formazione del reddito di lavoro dipendente (art. 51, comma 2, TUIR):

  • fino a 4 euro al giorno per i buoni cartacei,
  • fino a 8 euro al giorno per i buoni elettronici.

L’agevolazione vale anche per i redditi assimilati a lavoro dipendente, categoria in cui rientra il compenso degli amministratori.

Il nodo delle società senza compenso per gli amministratori

Nelle società di persone (S.a.s. – S.n.c.), gli amministratori possono non ricevere alcun compenso specifico, venendo remunerati solamente con gli utili societari a conclusione dell’esercizio. In questi casi, il problema è capire se i buoni pasto assegnati possano comunque godere dell’esclusione fiscale prevista per i lavoratori dipendenti.

  • Tesi favorevole: i buoni pasto rientrano nei compensi in natura dell’amministratore, quindi – se entro i limiti – non dovrebbero concorrere a formare reddito.
  • Tesi dell’Agenzia delle Entrate: secondo la risposta a interpello n. 522/2019, se l’amministratore non percepisce alcun compenso, i buoni pasto assumono carattere remunerativo e vanno tassati come reddito.

Il ragionamento del Fisco

L’Agenzia delle Entrate richiama un principio già applicato a premi di produttività e welfare aziendale: l’erogazione in natura non deve diventare un modo per aggirare i criteri ordinari di determinazione del reddito, mascherando così la remunerazione dell’amministatore.
Di conseguenza, se l’incarico è gratuito e l’unico “benefit” è il buono pasto, questo viene considerato reddito imponibile.

Cosa significa in pratica

  • Amministratore con compenso → i buoni pasto, nei limiti di legge, non concorrono a reddito.
  • Amministratore senza compenso → i buoni pasto rischiano di essere considerati tassabili come remunerazione in natura.

Questa impostazione, però, non convince tutti: parte della dottrina ritiene che anche senza compenso i buoni pasto possano beneficiare dell’esclusione fiscale prevista dall’art. 51, comma 2, TUIR.

Cosa si rischia

Se i buoni pasto vengono erogati senza tassazione ad un amministratore privo di compenso, come è per la maggioranza delle società di persone titolari di Farmacia, l’Agenzia delle Entrate potrebbe contestare:

  • l’omessa tassazione del valore dei buoni,
  • il recupero delle imposte dovute,
  • eventuali sanzioni e interessi sulle imposte non pagate.

Conclusioni: come comportarsi in Farmacia

  • Valutare attentamente se gli amministratori ricevono un compenso formale.
  • In caso contrario, considerare che in caso di controlli e verifiche, i buoni pasto potrebbero essere trattati dal Fisco come reddito imponibile per l’amministratore;

📌 Buoni pasto per amministratori – Schema sintetico

Situazione amministratore Trattamento fiscale buoni pasto Note pratiche
Con compenso (reddito assimilato a lavoro dipendente) Esclusi da reddito entro i limiti: 4 €/giorno (cartacei) – 8 €/giorno (elettronici) Regime agevolato pienamente applicabile
Senza compenso (solo utili societari) ⚠️ Possibile tassazione come reddito (orientamento Agenzia Entrate – interpello 522/2019) Rischio contestazione, considerati come forma remunerativa
Buoni pasto oltre i limiti (4/8 €) Eccedenza tassata Valido per tutti gli amministratori, con o senza compenso

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